Toma come Attila?

Più di qualcuno se lo chiede e il paragone non sembra essere azzardato, almeno per i lavoratori della Fondazione Gemelli, 470 tra sanitari, parasanitari e amministrativi che, il 27 di questo mese, non riceveranno il loro stipendio di gennaio. La colpa, manco a dirlo, è sempre la sua: di Donato Toma, il presidente-commissario che sta provando a distruggere, pezzo dopo pezzo, tutta la sanità regionale. A questo si aggiunge una punta di perfidia, visto che la Regione ha fatto appena sapere al Gemelli di non essere in grado di pagare le fatture di settembre e ottobre, proprio mentre è in atto una nuova lite giudiziaria con la Fondazione, dopo il decreto di Toma che ha tolto la facoltà di prescrivere cure radioterapiche ai medici di contrada Tappino. Insomma un nuovo ‘’casus belli’’ nel teatro di guerra della sanità molisana. In serata, Stefano Petracca, il presidente del Gemelli, ha convocato immediatamente personale e sindacati ed ha annunciato le difficoltà a pagare gli stipendi di gennaio.
Già in mattinata l’atmosfera si era arroventata, in consiglio regionale, perché era arrivata la notizia della mancata parifica, da parte della Corte dei Conti del capitolo del bilancio regionale 2020, relativo alle indennità aggiuntive per i funzionari apicali della Regione. Non ci bastava lo sdegno diffuso per l’ultima decisione della coppia Toma&Papa, che obbliga i malati di tumore a passare prima dal Cardarelli, per poter effettuare poi la radioterapia al Gemelli. Decisione assurda e sembrerebbe anche illegittima, perché al Cardarelli non ci sono le figure né del fisico sanitario, né del radioterapista. E il Gemelli sicuramente ricorrerà contro una decisione così astrusa che, oltretutto, limita la mobilità attiva, in quanto non potranno più venire malati da altre regioni se il centro prescrittore è l’Asrem.
Ma torniamo a Palazzo D’Aimmo e ad una vicenda che va avanti dal 1997, quando l’allora governo regionale stabilì di assegnare ai quadri una indennità, al di fuori del contratto nazionale di lavoro. Di seguito, tra osservazioni della Corte dei Conti, ricorsi e controricorsi, si arrivò ad una sospensione di quella determina di giunta, quando l’allora governatore Iorio, decise di non assegnare più l’indennità ai nuovi funzionari regionali, ma di mantenerla solo per chi già la riscuoteva. Si arriva così al rendiconto2020, quando la Corte dei Conti regionale sospende il giudizio di parifica, rilevando l’irregolarità ancora non sanata. A questo punto interviene la Corte Costituzionale, che giudica illegittima l’erogazione delle indennità aggiuntive. E la palla torna alla Corte dei Conti che, ieri, si è riunita ed ha definitivamente bocciato il rendiconto 2020 della Regione, non emettendo il giudizio di parifica e invitando la Regione a recuperare circa due milioni di euro dalle buste paga dei funzionari, perché considerate gratifiche non giustificate e quindi indebite. Toma, bocciato dalla Corte dei Conti e sotto l’attacco delle opposizioni, in aula, si è difeso annunciando due iniziative: la prima è quella di impugnare la decisione di non parifica, e per questo ha già dato mandato all’avvocatura regionale; la seconda è quella della presentazione di un disegno di legge della giunta per sanare gli indebiti a carico dei funzionari, attraverso il finanziamento straordinario del capitolo di spesa impugnato dai giudici contabili. Insomma una sorpresa al giorno, Toma non si smentisce mai.

Attila
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